Tempo pieno: Merce rara in Sicilia

      TEMPO PIENO

Leggendo il  testo della “Buona Scuola” non si può non soffermarsi, e più volte, sulla intenzione esplicitamente dichiarata dell’ampliamento del “Tempo pieno” ed in generale dell’offerta formativa.

Certo è che a guardare i dati attuali sul tempo pieno ci si accorge di come sussista una profonda differenza tra Nord e Sud.Infatti mentre il servizio è garantito con percentuali che vanno al Nord  dal 47% della Lombardia al 43% di E. Romagna e Toscana al Sud la situazione cambia drasticamente passando al 6,5 % della Campania e al 7% della Sicilia.

Per l’a.s. 2014/2015 dalla lettura dei dati emerge chiaramente che circa il 57,4 % delle famiglie ha espresso una netta preferenza per l’orario settimanale di 27-30 ore. Solo il 3,7% ha scelto il tempo a 24 ore mentre il tempo pieno risulta l’opzione preferita dal 38,9% delle famiglie. Con tutta evidenza, il tempo scuola a 40 ore settimanali risponde maggiormente alle aspettative educative e alle necessità familiari delle regioni del Nord (58% in Piemonte e 52,9% in Lombardia), mentre il tempo a 27 ore settimanali è preferito dalle famiglie residenti nelle regioni del Mezzogiorno (56,8% in Sicilia e 53,4% in Puglia).

Merce rarissima il tempo prolungato in Sicilia, nella scuola primaria dopo le 12,30 solo 1045 classi su 12661 restano attive circa il 9% del totale , drammatica la situazione nel Ragusano dove si registra uno sconfortante 2%.

E’ chiaro che questo determina, ed è proprio di questi giorni l’apertura delle iscrizioni on line per le prime classi della scuola primaria e secondaria di 1° e 2° grado, un vero e proprio assalto a quelle scuole che possono offrire il tempo prolungato e, a maggior ragione,  che dispongono di cucina propria come a Catania l’I.C. “Parini”.

I  dati riportati ci dicono anche che mediamente un bambino di una regione come le Lombardia   studia circa 40 ore a settimana in più. I bambini delle scuola primaria siciliana studieranno nei 5 anni circa 429 giorni in meno (dati dal ”Libro di Nick”).

Certamente nell’ottica delle 150.000 assunzioni previste dalla riforma si potrebbero destinare una buona quota di queste a diffondere il tempo pieno la dove non è presente    rafforzandolo dove già esiste. Utilizzare i docenti sul proprio territorio in virtù di questa necessita potrebbe contribuire a livello di organico funzionale a far sì che molti di questi possano espletare le loro funzioni la dove è più necessario evitando sovraffollamenti in alcune regioni e veri e propri esodi da altre.

Contestualmente gli Enti locali e gli Uffici Scolastici uniscano le proprie forze al fine di rendere possibile la fruizione di un servizio adeguato con spazi disponibili, servizi di supporto etc.  evitando che ci si arrangi alla meglio come troppo spesso avviene.

Bisogna poi Intendere il tempo pieno come una scelta dettata da esigenze che tengano conto sia dei bisogni dei genitori che lavorano e lasciano i propri figli in un “posto sicuro” sia considerando che non lo si può intendere solo come un aumento del tempo delle lezioni piuttosto come collocazione delle stesse nell’arco dell’intera giornata integrando  momenti di impegno curriculare, di integrazione di accoglienza etc.