Ls Infanzia 

 

Monitoraggio sulle esperienze di insegnamento in lingua straniera nella scuola dell’infanzia

Attualmente nella scuola dell’infanzia italiana non è previsto l’insegnamento delle lingue straniere sul piano ordinamentale, tuttavia negli ultimi anni si sono moltiplicate le esperienze di accostamento precoce ad una lingua diversa da quella materna nelle scuole sia statali sia paritarie. Il documento governativo “La Buona Scuola” del settembre 2014, nell’auspicare l’attivazione di percorsi di insegnamento delle lingue straniere fin dalla scuola dell’infanzia, riconosce che ciò già costituisce una prassi consolidata “in alcuni territori”.

La Direzione Generale per gli Ordinamenti e per la Valutazione del Sistema Nazionale d’Istruzione, consapevole della molteplicità e della varietà di percorsi attivati su tutto il territorio nazionale, ha voluto realizzare un monitoraggio sulle esperienze di insegnamento in lingua straniera nelle scuole dell’infanzia.

Le ricerche hanno dimostrato che le ricadute positive dell’educazione e cura della prima infanzia ( Early Childhood Education and Care - ECEC) si registrano sia sul piano personale, in quanto conducono a migliori risultati scolastici, sia sul piano sociale ed economico in quanto permettono di ridurre in futuro la spesa pubblica per il welfare, per la salute e, addirittura, per la giustizia. L'educazione preprimaria, infatti, può contribuire molto alla riduzione della diseguaglianza, offrendo a tutti i bambini, soprattutto a coloro che provengono da un background svantaggiato, stesse opportunità educative.

In base al recentissimo rapporto Key Data on Early Childhood Education and Care in Europe – 2014 Edition, a cura di Eurydice e Eurostat, permangono forti differenziazioni tra le diverse nazioni e soprattutto il servizio di educazione e cura nella fascia d’età inferiore ai tre anni risulta ancora carente nella maggior parte dei paesi europei.

Vi sono paesi che hanno attivato un sistema integrato di cura ed educazione con un medesimo approccio per tutta la fascia d’età dalla nascita sino alla scuola primaria, altri invece, si caratterizzano per un sistema organizzato in due fasi separate in base all’ età Nonostante ilcalo demografico, solamente in quattro paesi europei (Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia)è assicurata la disponibilità per tutti i bambini al di sotto dei tre anni che ne fanno richiesta.

Circa un terzo dei paesi europei garantisce un posto a partire dai tre anni.

Inoltre, la partecipazione nell’ECEC dei bambini in condizioni di svantaggio ha tassi più bassi , per questo la maggior parte dei Paesi offre un sostegno finanziario oppure un supporto linguistico a coloro che ne hanno bisogno.

In Italia nelle Indicazioni Nazionali 2012 non è previsto l'insegnamento di una lingua straniera nella scuola dell'infanzia, ma numerosi sono i riferimenti sull'importanza del "patrimonio linguistico significativo" di ogni bambino/a, che va attentamente osservato e valorizzato. Viene ricordato che "la scuola dell'infanzia ha la responsabilità di promuovere in tutti i bambini la padronanza della lingua italiana, rispettando l'uso della lingua di origine". Inoltre "i bambini vivono spesso in ambienti plurilingue e, se opportunamente guidati, possono familiarizzare con una seconda lingua, in situazioni naturali, di dialogo, di vita quotidiana, diventando progressivamente consapevoli di suoni, tonalità, significati diversi".

Sulla base di questi orientamenti i docenti hanno attivato vari approcci e modalità che in alcune realtà vedono l'organizzazione dell'insegnamento di una lingua straniera e in altre realtà attività di sensibilizzazione alle pluralità di culture e lingue. Quale la differenza? Le attività di insegnamento si configurano come vere e proprie "lezioni" in una sola lingua straniera (ovviamente secondo un approccio non disciplinare ma trasversale ai campi di esperienza), mentre le attività di "sensibilizzazione" si configurano come attività di esposizione a più lingue e culture.

L'offerta formativa che si è sviluppata sul territorio nazionale in totale libertà ha subito una modifica con l'approvazione della Legge 8 novembre 2013, n. 128: Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca. In essa l'Articolo 5 (Potenziamento dell'offerta formativa) apporta una modifica al Decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59: nel l’articolo 1 (Finalità della scuola dell'infanzia), viene inserita la frase "anche promuovendo il plurilinguismo attraverso l’acquisizione dei primi elementi della lingua inglese".Questo nuovo articolo cambia le modalità con le quali è stato sinora sviluppato l'insegnamento / sensibilizzazione alle lingue straniere e potrebbe innestare maggiore attenzione al plurilinguismo, con nuove proposte di insegnamento delle lingue e con nuovi finanziamenti per la formazione dei docenti in servizio nella scuola dell'infanzia. 

 Il Ministro ha sottolineato nelle linee programmatiche che “ serve una Scuola aperta", capace di promuovere a partire dai bambini una capacità di guardare lontano e con una visione ampia dove  "aperta significa capace di allargare l’orizzonte e lo sguardo: quindi una scuola primaria, o addirittura dell’infanzia, dove i bambini possano apprendere la lingua straniera (l’inglese) grazie alle modalità CLIL, una metodologia di insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera che garantisca la continuità dell’insegnamento e della lingua per tutto il percorso scolastico." (Linee Programmatiche del Ministro Stefania Giannini 2014.)

Titoli di studio e formazione dei docenti dell’indagine

La laurea in Scienze della Formazione primaria , istituita con il Decreto 10 settembre 2010, n. 249 (Gelmini) quale corso di studi per la formazione dei docenti della scuola dell'infanzia e primaria in sostituzione dei corsi di studi di livello pre-universitario erogati dalle scuole e dagli istituti magistrali, volto alla formazione iniziale degli insegnanti della Scuola dell’infanzia e della Scuola primaria che è articolato sui 5 anni del corso di Laurea Magistrale con Tirocinio attivo fin dal secondo anno per un totale di 600 h pari a 24 CFU (Crediti Formativi Universitari). Il corso di laurea si conclude con la discussione della tesi e della relazione finale di tirocinio che costituiscono, unitariamente, esame avente anche valore abilitante all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. I laboratori di lingua inglese, unica lingua straniera menzionata, pari a 10 CFU, sono abbinati a un corso di lingua (2 CFU) che li porta al livello B2, e sono suddivisi nei cinque anni di corso. Al termine del percorso gli studenti dovranno superare un’idoneità di livello B2.

I dati che emergono dal questionario rivelano un quadro piuttosto variegato dei titoli di studio e della formazione dei docenti che sono impiegati nelle attività di insegnamento della LS o di sensibilizzazione alla LS. È interessante notare come le esperienze di formazione riguardano in particolar modo i docenti della scuola primaria rispetto a quelli della scuola dell’infanzia e quasi al 99% la lingua inglese rispetto alle altre lingue.

I titoli di studio della maggior parte dei docenti sono nell’ordine rispettivamente:

Abilitazione all’insegnamento della LS nella scuola primaria/infanzia

Concorso magistrale ordinario con esame di lingua inglese

Diploma magistrale abilitante

Diploma di scuola secondaria

Titolo di studio all’estero per l’insegnamento di una LS nelle scuole

Corsi di lingua e metodologia del MIUR e certificazioni B1 presso i CLA (Centri Linguistici di Ateneo)

Certificazione B1 – B2 – C1.

Ciò che emerge dalle risposte ai questionari del monitoraggio  evidenzia alcuni tratti comuni sia alle attività di insegnamento sia a quelle di sensibilizzazione, sintetizzabili nei punti seguenti:

la presenza della lingua inglese nella maggiore parte dei casi

l’affidamento delle esperienze sia a docenti interni sia a docenti esterni, che dichiarano abilitazioni all'insegnamento della LS conseguite a vario titolo nonché la frequenza a corsi linguistici e/o di metodologia dell’insegnamento di una LS

l’adozione di diversi tipi di approccio di tipo comunicativo e esperienziale

lo svolgimento delle attività nel corso di una volta la settimana e per una durata media di circa 30 minuti

l’uso di attività di drammatizzazione, di Total Physical Response (TPR), di format narrativi

l’utilizzo di una varietà notevole di materiali cartacei, di oggetti e di materiali audiovisivi.

Queste informazioni sicuramente portano ad affermare che la lingua straniera nella scuola dell'infanzia è considerata come una attività importante per i bambini, utile per promuovere apertura e curiosità. L’uso prevalente della LS in classe pur se molto diffuso, rivela ancora situazioni in cui la LS viene solo in parte utilizzata. Risulta invece molto positivo l'utilizzo di una molteplicità di materiali multimediali.

Un ulteriore elemento su cui è indispensabile intervenire in modo sistemico riguarda la formazione dei docenti all'insegnamento della lingua straniera nella scuola dell’infanzia: sembra infatti mancare un'attenzione specifica alla formazione di coloro che si dedicano a questo settore educativo all’interno di un corso di laurea abilitante, che non fornisce né un numero sufficiente di crediti formativi né prevede all’interno del proprio percorso formativo un insegnamento di didattica delle lingue per le fasce dell’infanzia e della primaria.Si può affermare che il percorso per l'introduzione della lingua straniera nella scuola dell'infanzia sembra non solo avviato, ma ben definito nelle sue caratteristiche di base. Questo rapporto rileva carenze in alcuni ambiti: si auspica che la messa a sistema dell'insegnamento/sensibilizzazione della lingua straniera nella scuola dell'infanzia possa dare un ulteriore e definitivo impulso alla diffusione e alla sistematizzazione delle sue attività, caratterizzandosi come uno degli elementi di apertura della scuola italiana.