" l'istruzione è la chiave del progresso di un paese e si deve investire nella formazione delle nuove generazioni perchè rappresentano il futuro.."                Rita Levi Montalcini

 

Il modello Flipped Classroom consiste nell'invertire i tradizionali momenti didattici, consentendo allo studente di seguire le spiegazioni a casa e di svolgere le esercitazioni a scuola, per favorire l'apprendimento attivo dello studente, sfruttando numerosi strumenti multimediali a supporto dell'insegnamento.

Grazie al metodo Flipped Classroom, infatti, è possibile riorganizzare completamente i tempi didattici ed accrescerne l'efficacia, garantendo la libertà di espressione delle potenzialità individuali e collettive personalizzando la didattica.

La diffusione di Internet modifica in maniera  radicale la distribuzione e l'acquisizione del sapere e quindi  non è più caratteristica unica del docente quella di essere la fonte dell'informazione.

Piuttosto l'insegnante deve predisporre il materiale multimediale, sia esso  auto prodotto o non, che tratti esaustivamente l’argomento oggetto della lezione; mentre lo studente si  predisporrà a  studiare tali materiali a casa, individualmente e prima della lezione in aula. Perciò l'insegnante non ha più necessariamente il ruolo di fonte delle conoscenze ma deve saper dirigere gli allievi portandoli alla completa  acquisizione di tali conoscenze. Lo studente da parte sua, non più uditore passivo di una lezione frontale, diventa il responsabile del proprio apprendimento.

 Le ore svolte a scuola, l'insegnate le può utilizzare seguendo attività di discussione, esercitazione, approfondimento e consolidamento degli argomenti trattati, come se si trovasse di fronte ad un gruppo già preparato ed omogeneo.

Per lo studente, le ore in classe diventano così opportunità di chiarimenti più consapevoli, elaborazione dei concetti ed esercitazioni mirate ed assistite.

I contenuti proposti assumono quindi grande importanze e massima cura deve essere riposta dall’insegnante nella loro scelta , contenuti che possono essere interamente su supporto digitale, come podcast di audio/video lezioni, slides o documenti pdf, sia prodotti personalmente dall'insegnante che non, magari integrati da dispense cartacee, oppure dai libro di testo.

Diversi sono i modelli di classe capovolta :

-       Tradizional Flipped: gli studenti guardano un video della lezione, la imparano a casa e svolgono i classici compiti in classe insieme agli altri compagni, sotto la guida del  docente;

-    Flipped Mastery: gli studenti lavorano individualmente e non in gruppo, rivedono la lezione a casa e utilizzano le ore in classe per effettuare esercizi alla presenza dell'insegnante che attribuisce loro una valutazione. Quando almeno l'80% degli studenti ha raggiunto una valutazione positiva, è possibile passare all'obiettivo successivo, altrimenti è necessario soffermarsi ulteriormente su quanto trattato, fornendo magari altri materiali di studio;

-       Peer Instruction Flipped Classroom: gli studenti studiano il materiale fornito al di fuori della classe e successivamente  dibatteranno in classe quanto appreso cercando dal confronto con i compagni di far valere l’esattezza del loro apprendimento ottenendo così il risultato di aiuto reciproco nell’acquisizione di concetti magari abbastanza complessi.

-  Problem Based Learning Flipped Classroom: Gli studenti lavoreranno singolarmente o in team portando come oggetto di discussione con i compagni le strategie di apprendimento utilizzate;  il docente nelle vesti di moderatore del processo valuterà quanto svolto dagli studenti. In questo caso gli studenti non visionano alcun video a casa;

-        Inqury Flipped Classroom: gli studenti possono chiedere di guardare un video su un argomento, usare il tempo di classe per esplorare i concetti in esso contenuti e cercare di dare le più opportune spiegazioni dei fenomeni, l'insegnante interverrà per eliminare ogni dubbio di sorta. Anche in questo caso, gli studenti non guarderanno alcun video a casa.

Uno dei principali vantaggi dell'insegnamento capovolto consiste nell'avere a disposizione molto più tempo in classe per venire incontro alle esigenze degli studenti, creando attività efficaci e coinvolgenti.  E’  quindi essenziale porre   a priori  una attenta riflessione sulle modalità di impiego del tempo supplementare a disposizione ad esempio per esperimenti scientifici inerenti  lo studio fatto che coinvolgono  in prima persona lo studente nel tentativo  di applicare in pratica quanto già appreso, oppure agendo in team su uno o più aspetti dell’argomento trattato al fine di risolvere in collaborazione  il problema sottoposto, oppure ancora creando dei contenuti propri e sottoponendoli all’attenzione della classe , come dire imparare insegnando.

Il modello Flipped Classroom gioca quindi un ruolo molto importante  nel quadro della progettazione didattica per competenze che intende un insieme integrato di conoscenze, abilità e attitudini proprie dell'individuo ,un insieme equilibrato che deve integrare:

- il sapere (conoscenze)

- il saper fare (abilità)

- il sapere come fare (abilità complessa)

- il sapere perché (metacognizione)

- il generalizzare e trasferire la conoscenza

- l'ideare, progettare, affrontare e gestire

- il collaborare e il relazionarsi

La didattica per competenze è un tema centrale nell'attualità scolastica, tant'è che nella Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 2008, sulla costituzione del Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente, sono state definite le otto competenze chiave:

1. Comunicazione nella madrelingua

2. Comunicazione nelle lingue straniere

3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia

4. Competenza digitale

5. Imparare ad imparare

6. Competenze sociali e civiche

7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità

8. Consapevolezza ed espressione culturale

Il modello Flipped Classroom, visto come un metodo scolastico in grado di promuovere la collaborazione, l'interdisciplinarità e le competenze per mezzo di attività pratiche e di consolidamento, è senza dubbio perfettamente inquadrato in una più ampia ottica europea

I punti di forza del modello Flipped Classroom possono essere così schematizzati :

-       rivisitazione dei tempi didattici con una miglior gestione del tempo disponibile in classe

-  Tempo scolastico dedicato all'applicazione ed al perfezionamento delle competenze, rispettando le linee guida europee

-      Aiuto mirato dell'insegnante nella fase dell'apprendimento in cui lo studente necessita di maggior assistenza

-        Acquisizione di una conoscenza e competenza più profonda grazie alle attività guidate

-       Attuazione  di strategie didattiche collaborative, interattive e coinvolgenti per gli studenti

-   Possibilità di lavorare in gruppi eterogenei, seguendo la strategia Peer Instruction, o di livello, con esercitazioni personalizzate

-       Realizzazione di attività interattive stimolanti in aula rispetto alla tradizionale lezione

-       Didattica attiva : lo studente ed il suo apprendimento sono posti al centro del percorso didattico

-    Maggior responsabilizzazione dello studente nel proprio personale processo di apprendimento

-       L'insegnante è guida e facilitatore durante l'intero percorso di apprendimento, progettando l'ambiente didattico, i contenuti e le attività degli studenti

-       Lezioni fruibili in ogni momento e più volte senza limiti

-      Personalizzazione dell'apprendimento : diversificare le attività tra gli studenti, personalizzando il recupero per coloro che hanno più difficoltà e proponendo esercitazioni

    avanzate per gli studenti più preparati

-       Individualizzazione dell'apprendimento : possibilità, per ciascuno studente, di apprendere con il proprio ritmo

-       Preparazione anticipata degli studenti che, conoscono già l'argomento su cui verterà la lezione in classe

-  Valutazione autentica che tiene conto del particolare percorso di apprendimento di ciascuno studente, garantendo un monitoraggio costante dei progressi dimostrati

-       Utilizzo di strumenti compensativi didattici per studenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA)

-       Utilizzo di numerosi strumenti tecnologici

A riguardo gli alunni con DSA (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) la Flipped Classroom può rappresentare una valida metodologia didattica.

nfatti la didattica personalizzata e individualizzata del metodo nonché i supporti tecnologici di cui si avvale, in grado di agevolare le specifiche attività in cui i soggetti con DSA presentano deficit , ed Infine la peculiarità propria del modello Flipped Classroom, ovvero la sostituzione, parziale o totale, delle spiegazioni frontali con video lezioni fruibili

in ogni momento, possono costituire  un importante vantaggio rispetto al modello tradizionale.

E’ chiaro che l’applicabilità del metodo in questione non può prescindere dalla attenta valutazione di alcuni punti di criticità come  l'equità tecnologica, non è infatti possibile prevedere, o assumere a priori, che tutti gli studenti di una classe dispongano personalmente di attrezzature tecnologiche adeguate, pc, connessione internet, anche per una diversa possibilità economica il che viene a creare prima di tutto una diversificazione sociale inaccettabile, a questo si aggiunga la non sempre adeguata formazione tecnologica dei docenti, carenza in massima parte da imputare alla mancanza di corsi di formazione strutturati dalle istituzioni scolastiche ed infine, ma non ultimo, il mancato riconoscimento della ulteriore specializzazione del docente che comunque si ritrova ad affrontare una mole di lavoro notevole il più delle volte scarsamente supportata,  in termini di attrezzature tecnologiche, da parte delle istituzioni scolastiche.  

  Ls Infanzia 

 

Monitoraggio sulle esperienze di insegnamento in lingua straniera nella scuola dell’infanzia

Attualmente nella scuola dell’infanzia italiana non è previsto l’insegnamento delle lingue straniere sul piano ordinamentale, tuttavia negli ultimi anni si sono moltiplicate le esperienze di accostamento precoce ad una lingua diversa da quella materna nelle scuole sia statali sia paritarie. Il documento governativo “La Buona Scuola” del settembre 2014, nell’auspicare l’attivazione di percorsi di insegnamento delle lingue straniere fin dalla scuola dell’infanzia, riconosce che ciò già costituisce una prassi consolidata “in alcuni territori”.

La Direzione Generale per gli Ordinamenti e per la Valutazione del Sistema Nazionale d’Istruzione, consapevole della molteplicità e della varietà di percorsi attivati su tutto il territorio nazionale, ha voluto realizzare un monitoraggio sulle esperienze di insegnamento in lingua straniera nelle scuole dell’infanzia.

Le ricerche hanno dimostrato che le ricadute positive dell’educazione e cura della prima infanzia ( Early Childhood Education and Care - ECEC) si registrano sia sul piano personale, in quanto conducono a migliori risultati scolastici, sia sul piano sociale ed economico in quanto permettono di ridurre in futuro la spesa pubblica per il welfare, per la salute e, addirittura, per la giustizia. L'educazione preprimaria, infatti, può contribuire molto alla riduzione della diseguaglianza, offrendo a tutti i bambini, soprattutto a coloro che provengono da un background svantaggiato, stesse opportunità educative.

In base al recentissimo rapporto Key Data on Early Childhood Education and Care in Europe – 2014 Edition, a cura di Eurydice e Eurostat, permangono forti differenziazioni tra le diverse nazioni e soprattutto il servizio di educazione e cura nella fascia d’età inferiore ai tre anni risulta ancora carente nella maggior parte dei paesi europei.

Vi sono paesi che hanno attivato un sistema integrato di cura ed educazione con un medesimo approccio per tutta la fascia d’età dalla nascita sino alla scuola primaria, altri invece, si caratterizzano per un sistema organizzato in due fasi separate in base all’ età Nonostante ilcalo demografico, solamente in quattro paesi europei (Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia)è assicurata la disponibilità per tutti i bambini al di sotto dei tre anni che ne fanno richiesta.

Circa un terzo dei paesi europei garantisce un posto a partire dai tre anni.

Inoltre, la partecipazione nell’ECEC dei bambini in condizioni di svantaggio ha tassi più bassi , per questo la maggior parte dei Paesi offre un sostegno finanziario oppure un supporto linguistico a coloro che ne hanno bisogno.

In Italia nelle Indicazioni Nazionali 2012 non è previsto l'insegnamento di una lingua straniera nella scuola dell'infanzia, ma numerosi sono i riferimenti sull'importanza del "patrimonio linguistico significativo" di ogni bambino/a, che va attentamente osservato e valorizzato. Viene ricordato che "la scuola dell'infanzia ha la responsabilità di promuovere in tutti i bambini la padronanza della lingua italiana, rispettando l'uso della lingua di origine". Inoltre "i bambini vivono spesso in ambienti plurilingue e, se opportunamente guidati, possono familiarizzare con una seconda lingua, in situazioni naturali, di dialogo, di vita quotidiana, diventando progressivamente consapevoli di suoni, tonalità, significati diversi".

Sulla base di questi orientamenti i docenti hanno attivato vari approcci e modalità che in alcune realtà vedono l'organizzazione dell'insegnamento di una lingua straniera e in altre realtà attività di sensibilizzazione alle pluralità di culture e lingue. Quale la differenza? Le attività di insegnamento si configurano come vere e proprie "lezioni" in una sola lingua straniera (ovviamente secondo un approccio non disciplinare ma trasversale ai campi di esperienza), mentre le attività di "sensibilizzazione" si configurano come attività di esposizione a più lingue e culture.

L'offerta formativa che si è sviluppata sul territorio nazionale in totale libertà ha subito una modifica con l'approvazione della Legge 8 novembre 2013, n. 128: Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca. In essa l'Articolo 5 (Potenziamento dell'offerta formativa) apporta una modifica al Decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59: nel l’articolo 1 (Finalità della scuola dell'infanzia), viene inserita la frase "anche promuovendo il plurilinguismo attraverso l’acquisizione dei primi elementi della lingua inglese".Questo nuovo articolo cambia le modalità con le quali è stato sinora sviluppato l'insegnamento / sensibilizzazione alle lingue straniere e potrebbe innestare maggiore attenzione al plurilinguismo, con nuove proposte di insegnamento delle lingue e con nuovi finanziamenti per la formazione dei docenti in servizio nella scuola dell'infanzia. 

 Il Ministro ha sottolineato nelle linee programmatiche che “ serve una Scuola aperta", capace di promuovere a partire dai bambini una capacità di guardare lontano e con una visione ampia dove  "aperta significa capace di allargare l’orizzonte e lo sguardo: quindi una scuola primaria, o addirittura dell’infanzia, dove i bambini possano apprendere la lingua straniera (l’inglese) grazie alle modalità CLIL, una metodologia di insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera che garantisca la continuità dell’insegnamento e della lingua per tutto il percorso scolastico." (Linee Programmatiche del Ministro Stefania Giannini 2014.)

Titoli di studio e formazione dei docenti dell’indagine

La laurea in Scienze della Formazione primaria , istituita con il Decreto 10 settembre 2010, n. 249 (Gelmini) quale corso di studi per la formazione dei docenti della scuola dell'infanzia e primaria in sostituzione dei corsi di studi di livello pre-universitario erogati dalle scuole e dagli istituti magistrali, volto alla formazione iniziale degli insegnanti della Scuola dell’infanzia e della Scuola primaria che è articolato sui 5 anni del corso di Laurea Magistrale con Tirocinio attivo fin dal secondo anno per un totale di 600 h pari a 24 CFU (Crediti Formativi Universitari). Il corso di laurea si conclude con la discussione della tesi e della relazione finale di tirocinio che costituiscono, unitariamente, esame avente anche valore abilitante all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. I laboratori di lingua inglese, unica lingua straniera menzionata, pari a 10 CFU, sono abbinati a un corso di lingua (2 CFU) che li porta al livello B2, e sono suddivisi nei cinque anni di corso. Al termine del percorso gli studenti dovranno superare un’idoneità di livello B2.

I dati che emergono dal questionario rivelano un quadro piuttosto variegato dei titoli di studio e della formazione dei docenti che sono impiegati nelle attività di insegnamento della LS o di sensibilizzazione alla LS. È interessante notare come le esperienze di formazione riguardano in particolar modo i docenti della scuola primaria rispetto a quelli della scuola dell’infanzia e quasi al 99% la lingua inglese rispetto alle altre lingue.

I titoli di studio della maggior parte dei docenti sono nell’ordine rispettivamente:

Abilitazione all’insegnamento della LS nella scuola primaria/infanzia

Concorso magistrale ordinario con esame di lingua inglese

Diploma magistrale abilitante

Diploma di scuola secondaria

Titolo di studio all’estero per l’insegnamento di una LS nelle scuole

Corsi di lingua e metodologia del MIUR e certificazioni B1 presso i CLA (Centri Linguistici di Ateneo)

Certificazione B1 – B2 – C1.

Ciò che emerge dalle risposte ai questionari del monitoraggio  evidenzia alcuni tratti comuni sia alle attività di insegnamento sia a quelle di sensibilizzazione, sintetizzabili nei punti seguenti:

la presenza della lingua inglese nella maggiore parte dei casi

l’affidamento delle esperienze sia a docenti interni sia a docenti esterni, che dichiarano abilitazioni all'insegnamento della LS conseguite a vario titolo nonché la frequenza a corsi linguistici e/o di metodologia dell’insegnamento di una LS

l’adozione di diversi tipi di approccio di tipo comunicativo e esperienziale

lo svolgimento delle attività nel corso di una volta la settimana e per una durata media di circa 30 minuti

l’uso di attività di drammatizzazione, di Total Physical Response (TPR), di format narrativi

l’utilizzo di una varietà notevole di materiali cartacei, di oggetti e di materiali audiovisivi.

Queste informazioni sicuramente portano ad affermare che la lingua straniera nella scuola dell'infanzia è considerata come una attività importante per i bambini, utile per promuovere apertura e curiosità. L’uso prevalente della LS in classe pur se molto diffuso, rivela ancora situazioni in cui la LS viene solo in parte utilizzata. Risulta invece molto positivo l'utilizzo di una molteplicità di materiali multimediali.

Un ulteriore elemento su cui è indispensabile intervenire in modo sistemico riguarda la formazione dei docenti all'insegnamento della lingua straniera nella scuola dell’infanzia: sembra infatti mancare un'attenzione specifica alla formazione di coloro che si dedicano a questo settore educativo all’interno di un corso di laurea abilitante, che non fornisce né un numero sufficiente di crediti formativi né prevede all’interno del proprio percorso formativo un insegnamento di didattica delle lingue per le fasce dell’infanzia e della primaria.Si può affermare che il percorso per l'introduzione della lingua straniera nella scuola dell'infanzia sembra non solo avviato, ma ben definito nelle sue caratteristiche di base. Questo rapporto rileva carenze in alcuni ambiti: si auspica che la messa a sistema dell'insegnamento/sensibilizzazione della lingua straniera nella scuola dell'infanzia possa dare un ulteriore e definitivo impulso alla diffusione e alla sistematizzazione delle sue attività, caratterizzandosi come uno degli elementi di apertura della scuola italiana.

 

Il programma Erasmus+ intende migliorare le competenze e le prospettive professionali e modernizzare l'istruzione, la formazione e l'animazione socioeducativa. Il programma dispone di un bilancio di14,7 miliardi di euro per sette anni, riflettendo l'impegno dell'UE a investire in questi settori.

Erasmus+ Dal 2014 al 2020 offrirà a oltre 4 milioni di europei l'opportunità di studiare, formarsi, acquisire esperienza professionale e fare volontariato all'estero.

Il programma sosterrà i partenariati transnazionali fra organizzazioni che operano nei settori dell'istruzione, della formazione e della gioventù per favorire la collaborazione e riavvicinare il mondo dell'istruzione e del lavoro, con l'obiettivo di far fronte all'attuale fabbisogno di competenze in Europa.

Appoggerà inoltre gli sforzi nazionali per modernizzare l'istruzione, la formazione e le associazioni giovanili. In ambito sportivo il sostegno andrà ai progetti amatoriali e alla soluzione di problemi transfrontalieri, fra cui le partite truccate, il doping, la violenza e il razzismo.

Erasmus+ raggruppa sette programmi dell'UE già esistenti nei settori dell'istruzione, della formazione e della gioventù. Per la prima volta, includerà anche lo sport. In quanto programma integrato, Erasmus+ offre maggiori opportunità di collaborazione fra istruzione, formazione, gioventù e sport e, grazie a regole di finanziamento semplificate, sarà più facile usufruirne.

Nel campo dell'istruzione e formazione, l'iniziativa Erasmus è conosciuta per le opportunità che offre agli studenti che desiderano studiare all'estero, nonché per le opportunità che offre agli insegnanti dell'istruzione superiore.

Rifacendosi a questa iniziativa, il programma Erasmus+ interviene in cinque importanti settori:

Per aderire al progetto si può accedere al regolamento, invito a presentare proposte e modulistica al sito http://www.erasmusplus.it/.

 

 

Il termine CLIL (Content and Language Integrated Learning) indica  un approccio metodologico che mira a coniugare gli apprendimenti disciplinari con le competenze linguistiche in lingua straniera.

Leggi tutto: Clil - Content and Language Integrated Learning